Ideata appositamente per PARMA 360 festival e presentata a Palazzo del Governatore è l’opera poli-autoriale ánemos di Edoardo Tresoldi, Studio Azzurro e Max Magaldi. ánemos è un progetto corale che unisce linguaggi espressivi differenti: i tre artisti hanno concepito un organismo unico che si snoda attraverso la dimensione scultorea di Tresoldi, le proiezioni video di Studio Azzurro e la sonorizzazione di Max Magaldi. Insieme narrano un fenomeno semplice come il soffio leggero dell’evolversi di una giornata nel suo passaggio / paesaggio – il suo anemos – sintetizzandolo in un ambiente chiuso in cui agiscono dinamiche antropiche. Nel fare questo l’opera cerca di intercettare la relazione tra uomo e natura, legata fondamentalmente al caso, traslandola in una dimensione in bilico tra reale e virtuale.

Se l’architettura di Tresoldi detta le ritmiche spaziali dell’installazione, il suo contraltare è quello di essere Materia Assente che respira ed è resa mutevole dai racconti visivi di Studio Azzurro e dalle suggestioni sonore di Magaldi. L’opera di Studio Azzurro, nata come Cieli d’Italia, un grande affresco animato che simula ad “occhi in su” un viaggio lungo un’Italia immaginaria, mostra il sospiro di un cielo, il suo svolgersi e il suo mutare nell’arco di una giornata, dall’alba alla notte attraverso il mezzogiorno e il tramonto. A questa narrazione immaginifica si lega l’ecosistema sonoro ideato da Max Magaldi, composto da variazioni di suoni, momenti di climax e di pausa. Ogni visitatore, attraverso il proprio device, è in grado di aggiungere e amplificare gli elementi sonori nello spazio. ánemos si configura come un ambiente contemplativo, un percorso di ascolto e di scoperta in cui la percezione temporale è sospesa.

L’installazione sarà accompagnata da due percorsi paralleli che ne permetteranno un’ulteriore lettura: la mostra fotografica di Vito Frangione e i block notes di Studio Azzurro.

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La mostra fotografica di Vito Frangione è un’esplorazione autoriale del lavoro di Edoardo Tresoldi così presentata da Bianca Felicori, autrice e ricercatrice di architettura:

“Così l’arte di Edoardo Tresoldi è il risultato di un’analisi visionaria delle possibilità di realizzare un’opera il cui valore è dato non solo dall’oggettiva qualità del prodotto finale, ma anche e soprattutto dal processo di gestazione che ne genera la forma. L’opera è il risultato di uno sforzo collettivo, di un gesto energico speso nella produzione dell’oggetto, che rimane impregnato e celato all’interno del monumento. Gli interventi di Tresoldi, dispersi nella vastità dei luoghi con cui si mimetizzano, acquistano potere nella fruizione simbolica prima che in quella estetica.

La massa diventa vuoto, il vuoto diventa massa, la forza della materia si annulla davanti al processo. Il potere spirituale e artistico della sua opera si misura a partire dal montaggio e dallo smontaggio, dal trasporto, dalla logistica di cantiere. Ogni suo intervento è un segno macroscopico di un’azione dell’uomo che non vuole più riconoscersi nel mito della tecnologia ma ritornare a intervenire “su” e “con” la natura attraverso l’uso delle mani.

L’atto fotografico ne restituisce l’uso attraverso l’immagine immortalata delle gru che trasportano i componenti da assemblare nell’opera. La macchina è solo uno strumento nel processo, la macro azione artistica è umana e atavica. La fotografia diventa il medium di comunicazione del lavoro umano, diventa parte integrante dell’opera stessa. È il veicolo per restituire il processo e lo strumento che permette la comprensione dell’opera nella sua integrità.

La forza-lavoro diventa la materia dell’operare artistico. È un ritorno all’atto primitivo in cui il carattere espressivo è dato dal valore energetico, spirituale e di sforzo del cantiere. Corpi umani sospesi nello spazio che assemblano l’opera, che guidano macchine, camion, gru, caterpillar.

Il tutto per creare un manufatto che inevitabilmente crea una contraddizione tra natura e antropizzazione, di cui tuttavia non sottolinea il lato violento, ma quello spirituale. È un ritorno all’esistenza, è un’affermazione dell’Io che riscopre sé stesso attraverso l’atto artistico”.

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EDOARDO TRESOLDI

EDOARDO TRESOLDI

Edoardo Tresoldi indaga le poetiche del dialogo tra uomo e paesaggio utilizzando il linguaggio architettonico come strumento espressivo e chiave di lettura dello spazio. L’artista gioca con la trasparenza della rete metallica per trascendere la dimensione spazio-temporale e narrare un dialogo tra Arte e Mondo, una sintesi visiva che si rivela nella dissolvenza dei limiti fisici delle sue opere. Dopo gli studi artistici si trasferisce a Roma dove lavora nel campo della scultura, della scenografia e del cinema, ambiti che gli forniscono una visione eterogenea delle arti. Nei contrasti del paesaggio contemporaneo lo scultore riconosce il suo Genius Loci di appartenenza e individua nella contaminazione il principio fondante del suo lavoro. Dal 2013 realizza installazioni in spazi pubblici, contesti archeologici, festival e mostre in tutto il mondo. Nel 2016 realizza, in collaborazione con il MiC, l’intervento autoriale nello scavo archeologico della Basilica paleocristiana di Siponto, convergenza unica tra arte contemporanea e archeologia. Nel 2018 realizza Etherea per il Coachella Music and Arts Festival negli Stati Uniti. Nel 2019 presenta Simbiosi per il prestigioso contesto di Arte Sella e fonda STUDIO STUDIO STUDIO, laboratorio interdisciplinare a sostegno di artisti, progetti di arte pubblica e produzioni di arte contemporanea. Nel 2020 inaugura l’installazione permanente Opera a Reggio Calabria e, insieme a YAC – Young Architects Competitions, fonda il progetto didattico TRAC – Tresoldi Academy.

 

www.edoardotresoldi.com

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MAX MAGALDI

MAX MAGALDI

Max Magaldi (1982) ha suonato come batterista in tutta Europa con diversi progetti musicali. A partire dal 2018 sperimenta azioni performative digitali che intrecciano musica, arte contemporanea e hackeraggio sui social network e sviluppa il concetto di murales sonoro: una sonorizzazione site-specific dello spazio pubblico che chiunque può ascoltare attraverso il proprio device. Crea in seguito il progetto theDrama con cui realizza, lavorando sul tema dei migranti, un murales sonoro per i porti petroliferi europei e uno per il cimitero dei giubbotti salvagente sull’isola di Lesbo. Nel 2019 realizza performance musicali per l’installazione Simbiosi di Edoardo Tresoldi e Merci, mostra dell’artista spagnolo Gonzalo Borondo. Collabora con STUDIO STUDIO STUDIO per la realizzazione di Gharfa, installazione esperienziale a Riyadh, attraverso la progettazione di una de-composizione sonora che permette al visitatore di creare il suo personale “mix” audio. Nel 2020, durante il periodo di iperconnessione digitale causata dalla pandemia, inizia a lavorare a theVices/Devices, una serie di 7 installazioni multimediali che riflette su come i vizi capitali siano stati attualizzati dalla capillare diffusione dei device elettronici. Vainglory, in scena al Teatro Petrella di Longiano (FC) nel 2021, è la prima di questo ciclo.

 

www.maxmagaldi.com

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STUDIO AZZURRO

STUDIO AZZURRO

L’anima di Studio Azzurro è formata da molte persone che negli anni hanno contribuito con i propri pensieri e le proprie sensibilità a costruire un’atmosfera creativa unitaria, mantenendo una rotta e una coerenza di significati in un’attività di ricerca spesso paragonato a una bottega rinascimentale.

Nel 1982 Fabio Cirifino, Paolo Rosa (1949-2013) e Leonardo Sangiorgi danno vita a un’esperienza che nel corso degli anni esplora le possibilità poetiche ed espressive dei nuovi linguaggi tecnologici. A loro si aggiunge, dal 1995 al 2011, Stefano Roveda, esperto di sistemi interattivi.

Attraverso la realizzazione di videoambienti, ambienti sensibili, percorsi museali, performance teatrali e film, disegnano un percorso artistico trasversale alle tradizionali discipline.

I videoambienti sono macchine narrative basate su uno scenario fortemente connotato, su sequenze videoregistrate di piccoli accadimenti e su una composizione di monitor che favorisce la dissoluzione dei limiti dello schermo. Alcune opere degli anni Ottanta sono Luci d’inganni 1982, Il Nuotatore 1984, Vedute 1985.

Nel 1995 si delinea un nuovo e fondamentale interesse per le questioni dell’interattività e del multimediale, con la realizzazione di una serie di lavori definiti ambienti sensibili. La narrazione deriva dalle scelte dei singoli e dalla presenza di persone che interagiscono con dispositivi non visibili, grazie a interfacce naturali che rispondono alle interazioni senza l’uso di protesi tecnologiche, ma attraverso modalità comunicative comuni: toccare (Tavoli 1995), calpestare (Coro 1995), emettere suoni (Totale della battaglia 1996), emettere un soffio (Il soffio sull’angelo 1997), attraversare soglie (Dove va tutta sta gente? 2000).

Un particolare ruolo assume negli anni l’attenzione al Mar Mediterraneo, tessitura di genti, venti e culture. Dal 2002 è in corso un lungo viaggio lungo le sue sponde (Meditazioni Mediterraneo e Rivelazioni Mediterraneo), in cerca di quello che ci accomuna e che ha fatto di questo mare la culla di una straordinaria civiltà che oggi sembra perdere le proprie coordinate.